Parole. Suoni. Fantasia. Creatura vibrante…

Lena lennicula, lemma lavicula, làmula,
lémura, màmula. Létula, màlia, Mah.

(Vincenzo Consolo, da Lunaria)

Mentula è parola latina. E’ il cazzo, la verga, la minchia, il pisello…

Il fallo. Simbolo di virilità che insemina. Padre, procreatore, portatore di fertilità.

Lupula. Non vuol dire nulla. Un pò è lupa, un pò no. Forse è una prostituta, la vulva assoluta, la Madre ululante…

Mentula-lupula, allora, si declina tra il liquido seminale che è creazione assoluta, manifestazione essenziale della parvenza di umanità e il mistero dell’ inarrivabile, la fuggevolezza dell’irrazionale, l’ignota mutevolezza del ricettivo.  L’unione delle due parole è suono, mentulalupula, nient’altro che una vibrazione atavica.

Tutto e niente, oblio manifesto.

Ecco giungere il vuoto del senso, la cava linguistica che forgia, quasi copulanti in un’orgia i significati, suoni, vibrazioni, sensazioni. E ancora segni, toni, cromatismi, materia, polline

E’ di questo che si vogliono riempire queste pagine. Di suoni edificanti, di parole sommerse, forse mai esistite. E ancora si parlerà di poesia, di scrittura, musica, cinema, teatro. Perchè no? Anche di costume e di società, cercando una nuova prospettiva, non di opposizione, semmai di sviluppo. Di ri-esistenza.

Inizia così questa storia, una specie di sussidiario della fantasia, un salvadanaio di parole…